Nel panel Identità, appartenenza, comunità: il Progetto Vivo Azzurro, è intervenuto Roberto Coramusi, Coordinatore Relazioni Esterne ed Ecosistema Digitale della Comunicazione FIGC. Il suo intervento ha offerto una riflessione profonda sul cambiamento del modo di comunicare il calcio negli ultimi vent’anni e sull’importanza di costruire una nuova forma di appartenenza nel mondo digitale.
Coramusi ha aperto il suo discorso con un ricordo personale:
“Ho iniziato nel 2003, durante un Torneo delle Regioni a Fiuggi. All’epoca eravamo un gruppo di ragazzi pieni di entusiasmo che stampava un giornale durante la notte per distribuirlo la mattina. Era un modo artigianale, ma autentico, di fare comunicazione: raccontavamo il calcio con passione, con il tempo di sognare”.
Un punto di partenza che gli ha permesso di sottolineare quanto sia cambiato il rapporto tra tifosi, protagonisti e racconto sportivo.
“Allora vivevamo in un mondo analogico, dove la distanza tra noi e i grandi campioni si chiamava desiderio. Oggi, nell’era digitale, quella distanza si è annullata: vogliamo tutto subito, viviamo di connessioni continue e non abbiamo più il tempo di desiderare. Ma proprio per questo abbiamo bisogno di sentirci parte di qualcosa, di una comunità che ci rappresenti”.
Da questa consapevolezza nasce Vivo Azzurro, il progetto della FIGC pensato per costruire una community federale che valorizzi il senso di appartenenza attraverso la condivisione di esperienze, valori e passioni.
“Vivo Azzurro non è un’operazione di marketing, ma un progetto di branding e identità collettiva. Non vogliamo vendere nulla, ma unire persone che vivono e amano il calcio in tutte le sue forme, dai campi di periferia alle Nazionali”.
La piattaforma si presenta come un vero e proprio non-luogo virtuale, un punto d’incontro digitale dove si racconta il calcio reale, quello quotidiano e spesso invisibile ai riflettori.
“Il nostro obiettivo è dare voce a chi tiene in piedi il calcio ogni giorno: genitori che accompagnano i figli al campo, allenatori, dirigenti, arbitri, appassionati. Vogliamo valorizzare le storie, piccole e grandi, che fanno del nostro mondo un ecosistema vitale, umano e autentico”.
Vivo Azzurro TV, accessibile da qualsiasi dispositivo, propone contenuti esclusivi, dietro le quinte, interviste, storie e approfondimenti.
“Abbiamo aperto gli spogliatoi delle Nazionali per mostrare l’umanità dei nostri giocatori e delle nostre atlete. Con la Nazionale femminile, in particolare, abbiamo sperimentato nuove modalità di racconto che hanno reso il calcio ancora più vicino, più vero, più condiviso”.
Coramusi ha poi sottolineato l’ambizione culturale del progetto: cambiare la narrazione del calcio, riportandola al centro dei suoi valori fondanti.
“Vogliamo raccontare un calcio diverso, quello che nasce nelle scuole, nei campi di provincia, nei gesti semplici di chi lo vive per passione. È questo il calcio che vogliamo far conoscere, il calcio migliore: non per la qualità tecnica, ma per la qualità umana ed emotiva”.
Ha concluso con un episodio personale, a testimonianza della forza dei legami che il calcio sa creare:
“Un genitore mi ha raccontato che la sua più grande emozione non è stata una vittoria, ma vedere suo figlio indossare la maglia della rappresentativa regionale. È in quei momenti che capiamo il senso più profondo del nostro lavoro: rappresentare e condividere le emozioni autentiche del calcio italiano”.
E, in chiusura, Coramusi ha ribadito il significato più profondo del progetto Vivo Azzurro:
“Io penso che il primo valore di Vivo Azzurro sia proprio quello di essere un non-luogo virtuale che diventa reale grazie alle storie che vivono al suo interno. Storie che siete voi stessi a contribuire a scrivere, ogni giorno, con il vostro lavoro e la vostra passione. Raccontiamo il calcio sociale, il calcio paralimpico, la Serie D, la Serie B femminile: un mondo variegato e autentico, arricchito da contenuti sempre più innovativi. Con Luigi Barbiero, per esempio, stiamo realizzando nuovi format per valorizzare le società e le persone che fanno della Serie D un campionato di eccellenza. E l’anno scorso, con Inside Femminile, abbiamo portato alla luce esperienze straordinarie, mostrando il lato più umano e coraggioso delle nostre atlete”.
Infine, un ringraziamento sentito a chi, ogni giorno, rappresenta la FIGC sui territori:
“Se è vero che in ambito territoriale le persone più orgogliose di rappresentare la Federazione siete voi, presidenti dei comitati regionali, collaboratori, volontari, allora il vostro ruolo all’interno di questa nuova community federale è centrale. Perché siete voi, con la vostra presenza quotidiana, a rendere vivo e reale questo progetto”.
Un intervento intenso e partecipato, che ha restituito il senso più autentico di Vivo Azzurro: una piattaforma che unisce il digitale all’umano, trasformando la comunicazione in comunità e il racconto in appartenenza.

